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Il deserto è per l’anima

Si fa presto a dire deserto.

Quale deserto? Quello di Maspalomas alle Canarie? Le Dune du Pilat nel bacino di Arcachon? Si, certo, anche. Bellissimi luoghi, per carità. Ci tornerei pure, se non fosse che il mondo è troppo vasto e mi mancano ancora tanti, troppi luoghi da visitare.

Solo che quando vedi il deserto sapendo di essere lontano miglia dalla prima forma di un tuo simile, che non c’è un paracadute vicino che possa ancorarti alla terra  conosciuta fino ad allora, beh, a quel punto cominci a pensare di esserti davvero perso in un luogo alieno, lontano anni luce dalla tua prospettiva.

Wadi Rum è così.

È un posto che ti sembra infinito, in cui giri e rigiri e attorno vedi solo rocce, e sabbia rossa, canyon e gole.


Pensi di essere su Marte, e invece sei in Giordania.

Ho deciso di dormire nel deserto, in una tenda sotto le stelle. Coperte beduine un po’ sdrucite, servizi inesistenti, silenzio assoluto. Troppo silenzio, Ti rimbomba l’anima nelle orecchie.
I fantasmi, i ricordi, i tuoi peccati: rivivi tutto, in quel silenzio.

E poi, dopo che hai attraversato la personale espiazione, arriva la convivialità che non ti aspettavi. Chi ti ospita nelle tende sa cosa sia realmente la condivisione.

Non hanno molto, in termini economici, ma i loro banchetti sono pantagruelici. Non so come abbiano potuto cucinare così tanto, non si tratta solo di preparare il tè, zuccheroso e con erbe in infusione di cui non saprai mai né i nomi né le reali proprietà, ma che ti sembrano davvero benefiche.

Si tratta di organizzare un banchetto che è un trionfo di riso, agnello, yogurt, pinoli, prezzemolo tritato e spezie Baharat. E non mancano mai il Labneh, il formaggio  spalmabile a base di yogurt, e olio di oliva; il pane pita e le tante verdure sempre presenti nella cucina giordana; lo Zaarb, a base di carne, zucchine, patate e melanzane,  cotto in una  terrina in acciaio che trova il suo forno naturale in terra, a cuocere  a lungo in una profonda buca nella sabbia del deserto.

E il caffè, anch’esso lasciato nella sabbia, in infusione col cardamomo, per ore. Perché nel deserto non c’è fretta se tutto tace, se non ci sono tempeste di sabbia.

Resta la gioia di canti sconosciuti, attorno al fuoco, e sotto una coltre infinita di stelle che non smetteresti mai di guardare.

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Pubblicato da frapitrone

Dopo aver studiato tanto - e concluso molto poco - alla tenera età di 46 anni ho cambiato lavoro ma mantenuto la stessa propensione alla polemica e al senso critico. In direzione contraria al pensiero comune da sempre, sono andata a letto presto in tutti questi anni. Ossessionata dal cinema, il cibo e i viaggi passerei l'esistenza dedita al giardinaggio, possibilmente su un aereo con destinazione Filippine. Invece mi ritrovo in Sicilia, che non smetto di amare e dalla quale ostinatamente non mi distacco. Forse mi deciderò a conseguire la laurea anche in Scienze Politiche. Spero sempre nel futuro migliore, sapendo bene che non arriverà. Piango e rido nel medesimo istante: sono un ossimoro vivente

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