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Pierangelo Bertoli, come un sole improvviso in un giorno d’ aprile

La prima puntata di “Italian Graffiti- Viaggio nel cuore e nell’anima dell’artista” è dedicata a Pierangelo Bertoli.

Un parallelismo atemporale tra la nascita e la morte. Quarant’anni e venti. Come un orologio preciso. Fermo, bloccato, prigioniero di schemi, barriere e temi che ciclicamente non si risolveranno mai. Pierangelo Bertoli è stato l’uomo delle emozioni. L’artista delle minoranze, cantore -contro i meccanismi contorti del sistema. La penna che ci ha parlato anche di isolamento, intenso anche come socialità e moralità. Degli specchietti delle allodole di una società che i media usavano furbescamente per proporre i suoi falsi miti. La terra, l’aria, il sole, e la natura deturpata. Invasa. Ma anche la rivalsa, la rivincita di chi si è visto infermo e aveva qualcosa in più degli altri. L’ardore di estere fuori da ogni ingranaggio, comunicando, tra la gente. Il linguaggio degli inizi, l’Emilia, ma anche l’uso della canzone come manifesto di partecipazione.

Nella vita di Bertoli, l’umiltà è stata il deus-ex machina. Il corpo, bloccato, anche emarginato, ha osservato, guardato, capito. La mente ha reso viva la creatività. L’ha fatta fuoco e si presa la rivincita. Le terre di Modena, sono il profumo contadino, l’amore per la fatica. E’ da quella reminiscenza agreste, che inizia la rivincita. I suoni e i versi si fanno poesia, rabbiosa, volitiva, partecipativa. Il pubblico è il suo eco. Chiaro e deciso. Dai campi, si leva ed eleva il suo inno pro-ecologista. La natura è madre, e illogicamente viene sventrata, stuprata da logiche e sentenze inumane segnate a vita con i nomi di : inquinamento, sversamento e chimica. Il dolore dell’uomo, ospite del globo, si trasforma avidamente e con enfasi in interesse economico. Da li’Bertoli inquadra, canta e denuncia. Il vile denaro è complice della desolazione, dello scempio di un mondo senza più rispetto per la bellezza, dell’amore per il semplice.

Lo capisce Bertoli e si fa voce, di chi, è catalogato, messo all’angolo. Marchiato. E per giunta deriso. E si, oggi si parlerebbe di bullismo, ma all’epoca, un artista, uno scrittore, ne traeva forza, guardando chi è diverso. Perché i diversi erano gli altri. Tagliente Bertoli, un pugno allo stomaco. Non si fa prendere dalla tenerezza. Anzi. E’nudo e crudo, perchè la “diversità”va mostrata. E la sua profonda crudezza, va dichiarata. Non come pietà, ma come denuncia. E’ciò che porta Bertoli, a essere protagonista di uno spot in favore del mondo disabile. Non per esibizionismo, non per edonismo. Ma per sbattere i problemi in faccia alla gente. Un automobilista investe un disabile. E chi vuole aiutarlo rimanere incastrato in una cabina telefonica. Solamente per chiedere aiuto. Toglie il fiato, è una lama nella pancia. Duro, tosto, da togliere il fiato. E’ l’atto dimostrativo dell’illogicità dell’essere umano verso chi è solamente meno fortunato.

Nulla è scontato, nella penna e nel cuore di Bertoli. Il suo occhio così attento e partecipativo, lo rende un maestro di vita e di strada. Quel percorso, che proprio nella sua vita, lo ha portato a superare sfide e barriere. La vita, spesa in secoli, come lui decanta, è quel percorso che lo porta a non scendere mai a compromessi. Mai a patti per sminuire la propria libertà. Il mondo della musica, figlio anch’esso di logiche consumistiche, di accordi, di sotterfugi , verso la deriva. Visionario Bertoli, perché anticipa di quarant’anni ogni questione legata a contratti discografici, a major e alla svendita della propria creatività. E’li Bertoli, come un osservatore attento, ma ha sempre scelto di non incatenarsi ed etichettarsi ad ogni logica. Sempre contro ogni prostituzione artistica, musicale ed intellettuale.

La libertà, dicevamo. Sbandierata da tanti, ma praticata da pochi. Non quella utopica, ma quella reale. Sopratutto in campo musicale. Invece la spada usata da Bertoli , traccia il suo segno, ed anche la sua ferita, ma si rimane sempre liberi. Il suo sguardo è volto ad un mondo equo, solidale, e senza implicazioni. Lo fa attraversando i mezzi radiofonici, la televisione e abbracciando il suo mondo più antico, libero, espressivo: il palcoscenico di un concerto. Sceglie di legare il suo concetto in una stretta di mano artistica a luoghi, artisti e terra che emanano profumo di libertà. Come la Sardegna, terra cullata dalla voce tenera e nomade di Andrea Parodi. E’ li il suo canto geografico, umano, vero , sognatore, sempre rivolto ad un sogno più grande, alla Luna. Un appello devoto rivolto alla terra. E’ circolare la sua umanità, ma anche la sua musica. Nella sua vita, ha scelto di liberare l’immagine di disabilità e liberarla ad ogni disabile. L’ha rivalutata, riscritta e relativizzata, in parole e versi libertari. La personalità, l’uomo artista-libero, vince su ogni limite e ogni disumana condizione. Questo è stato il suo testamento umile. Impresso nelle parole. Di chi può sembrare apparentemente svantaggiato, ma avrà sempre più fiato perché è un anima libera.

Sergio Cimmino

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